Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 8:05

Un regista dal curriculum prestigioso, un teatro storico, una vicenda di violenze e ricatti sessuali che parla in modo diretto al presente: ci sarebbe stato tutto ciò che serve per aprire le prime pagine dei quotidiani o i telegiornali della sera. E invece no. La storia è emersa a fatica, a piccoli passi, confinata alla cronaca locale come se attorno al nome del regista e all’istituzione teatrale coinvolta si fosse alzata una cortina di nebbia protettiva. Quello che avrebbe potuto diventare un Me Too tutto italiano sembra destinato, ancora una volta, a infrangersi contro un muro di silenziamento.

In gioco c’è una questione centrale e drammaticamente attuale: la violenza sessuale nei luoghi di lavoro. Una delle forme maggiormente sommerse di abuso di potere che mina il diritto delle donne di realizzare ambizioni e progetti o anche solo il diritto di avere un lavoro senza doversi difendere da prestigiosi e illustri predatori.

Se ne parla soprattutto a Parma, nella città in cui i fatti sono avvenuti, ricostruiti in sede giudiziaria al termine di una lunga causa di lavoro durata sei anni e conclusasi con tre sentenze. I giudici hanno condannato un regista di chiara fama, e dal curriculum a dir poco prestigioso e la Fondazione Teatro Due: dovranno risarcire due attrici per danno biologico, morale ed esistenziale in seguito a violenze sessuali.