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Ultimo aggiornamento: 9:21
Prima pedinata, poi licenziata. La protagonista di questa storia è una commessa, madre separata, alla quale per anni sono stati imposti turni di lavoro quasi sempre inconciliabili con l’esigenza di accudire la figlia di otto anni. Il marchio di moda Karl Lagerfeld – brand internazionale di “lusso accessibile” per cui lavorava nell’outlet di Castel Romano – l’ha fatta seguire durante le giornate di malattia e poi l’ha licenziata. L’investigatore l’ha vista accompagnare a scuola la bambina e fare due volte la spesa nelle ore di reperibilità per le visite fiscali; una volta dal fornaio e un’altra volta al supermercato. Episodi che, sommati ad altre due assenze – motivate con un guasto all’auto alla quale però Lagerfeld non ha creduto – sono costati il posto di lavoro alla donna. La lavoratrice, assistita dalla Filcams Cgil, ha quindi presentato ricorso presso il Tribunale di Roma: accusa l’azienda di moda di averla discriminata poiché per anni aveva chiesto orari fissi, in modo da poter organizzare con l’ex marito i tempi da passare con la figlia, ma le sono stati assegnati turni che cambiavano ogni due settimane.
Le carte del processo in corso permettono di ricostruire i fatti. L’addetta è stata assunta a fine 2017, pochi mesi dopo essere diventata madre. Contratto part time da 30 ore settimanali, che prevede turnazione fissa solo in teoria perché a questa si aggiunge la “clausola di flessibilità”. In pratica, l’azienda può modificare i turni a seconda delle esigenze produttive, e così ha fatto poiché – dice il ricorso – non è mai stata rispettata quella tabella iniziale. Nel 2020 è arrivata la separazione dal marito e il giudice ha previsto per la piccola un classico affidamento alternato: un week end con la madre e uno con il padre.







