Dopo più di 14 anni era stata allontanata all’improvviso, senza alcun preavviso: “Da oggi non lavori più per Sephora”. Una comunicazione secca, definitiva. Badge ritirato, chiavi riconsegnate, contratto interrotto. Ora, a distanza di un anno, la multinazionale, leader nel settore dei prodotti di bellezza, è stata costretta a reintegrarla. Giustizia è stata fatta per E., addetta alle vendite in un punto vendita romano della nota catena, lavoratrice fragile, con gravi problemi di salute, licenziata per presunto “uso improprio” dei permessi previsti dalla Legge 104. Un’accusa che il Tribunale di Roma ha giudicato infondata, riconoscendo la piena legittimità del comportamento della lavoratrice.
Secondo l’azienda, E. avrebbe utilizzato i permessi non esclusivamente per visite mediche, ma per svolgere altre attività. Un’interpretazione respinta dal giudice, che ha ricordato come, per le persone con disabilità grave, questi permessi non siano legati solo alla cura, ma anche al recupero delle energie psicofisiche e alla socializzazione, in un’ottica di tutela della salute e di integrazione sociale.Il Tribunale ha inoltre censurato un secondo aspetto della vicenda: il controllo sugli orari di lavoro.






