Da 80 anni la mimosa è il fiore simbolo della giornata della donna. Quest’anno la fioritura delle piante di mimosa è stata con volumi abbondanti con un prodotto di qualità con prezzi che al dettaglio si mantengono nel complesso stabili e accessibili: tra i 10 e i 15 euro per i mazzetti di media grandezza. È quanto segnala con una nota Cia-Agricoltori Italiani, insieme alla sua associazione Florovivaisti Italiani facendo il punto sull’andamento del mercato florovivaistico. Oltre alla tradizionale mimosa, nei bouquet trovano spazio fresie, ranuncoli, anemoni e tulipani coltivati nel nostro paese. Una produzione che fa da traino a un settore, quello florovivaistico nazionale, che genera un valore superiore ai 3,2 miliardi di euro. Eppure, Cia lancia l’allarme sul fronte della concorrenza internazionale. Se da un lato la produzione nazionale tiene sui prezzi, dall’altro pesa la pressione delle importazioni di fiori recisi da paesi terzi, con oneri logistici in aumento e dinamiche di concorrenza asimmetriche.
«Scegliere mimose e fiori italiani per l’8 marzo non è solo un gesto di vicinanza alle donne, ma un atto di sostegno concreto a migliaia di aziende agricole nazionali che lavorano nel pieno rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori - ricorda Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia -. I nostri florovivaisti affrontano quotidianamente costi di produzione elevatissimi, legati all’energia per le serre e ai rigidi disciplinari europei». Per Cia, la tutela del fiore italiano, simbolo del comparto florovivaismo, passa per Bruxelles. «Non possiamo accettare che i nostri mercati vengano inondati da produzioni provenienti da Paesi extra-Ue che non garantiscono le nostre stesse tutele - conclude Fini-. Il libero scambio deve avvenire esclusivamente a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Chiediamo l’attivazione di rigorose clausole di salvaguardia per proteggere l’eccellenza del nostro florovivaismo».









