C’è un giorno all’anno in cui il Nordest si riempie di giallo. La mimosa passa di mano in mano, profuma uffici e cucine, compare in post e messaggi. Ma, sotto quei rametti leggeri e delicati, si intravede qualcosa di molto più complesso: è, suo malgrado, il simbolo più visibile dell’otto marzo. Ma quanto è essenziale oggi questa ricorrenza? Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, sette intervistati su dieci la considerano molto (40%) o abbastanza (30%) necessaria. Questa larga maggioranza è del tutto trasversale ai settori sociali, ma appare piuttosto curioso come questa convinzione tenda a crescere più tra gli uomini (77%) che tra le donne (62%).
La differenza appare sottile, ma possiamo coglierla in maniera più precisa guardando alle diverse concezioni dell’otto marzo che ha l’opinione pubblica dell’area. In generale, il 38% dei nordestini la ritiene una ricorrenza importante per riflettere sui diritti delle donne, mentre per il 27% è preponderante la parte di ricordo delle lotte femminili del passato. Una quota tutt’altro che trascurabile, tuttavia, la vede come una festa meramente commerciale (23%), e a questa componente più “cinica” possiamo affiancare anche l’11% che la ritiene una ricorrenza ormai sostanzialmente retorica.











