VENEZIA - Una donna che aveva portato il suo rigore, insieme alla sua umanità, nel ruolo di preside. La scuola era rimasta nel cuore di Cataldina Calì, scomparsa l'altro giorno, all'età di 86 anni, gli ultimi segnati dalla malattia. Da cinque era vedova del compagno di una vita, l'imprenditore Enrico Vettore.

Cresciuta a Venezia, dopo il diploma magistrale e la laurea in lingue a Ca' Foscari, si era dedicata all'insegnamento. Le prime esperienze come docente e poi come dirigente scolastico a Musile di Piave, quindi il passaggio a Venezia. Storica preside prima alla media Tiepolo e poi della Sansovino. Erano gli anni in cui vigeva la normativa del cosiddetto "stradario", lo strumento con cui l'amministrazione assegnava gli alunni alla scuola in base all'indirizzo di residenza.

«Negli anni 70 e 80 - ricordano i figli Alberto ed Enrico Vettore -, Venezia, che contava quasi il doppio degli abitanti di oggi, viveva tutte le contraddizioni e i problemi delle altre città italiane, a cominciare dallo stravolgimento sociale prodotto dall'invasione dell'eroina, fenomeno allora del tutto nuovo. Erano ragazzi nostri coetanei, e alcuni di loro oggi non ci sono più. In un contesto urbano complesso, molto diverso dalla città-cartolina di oggi, nostra madre si è sempre dimostrata attenta alle situazioni di disagio, intervenendo con professionalità e autorevolezza, talvolta anche scontrandosi con quegli insegnanti che si limitavano a fare il proprio compitino senza considerare le difficoltà familiari degli studenti».