La Toscana ha sul proprio territorio circa tremila stabilimenti a controllo estero, ma solo il 49% di questi presidia la parte alta della catena del valore, cioè le attività di ricerca e sviluppo che spesso sono un antidoto alle delocalizzazioni e alle chiusure aziendali. Per questo motivo la Regione ha deciso di finanziare a fondo perduto - utilizzando per la prima volta fondi europei del Fesr - la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale delle aziende a capitale estero che già operano nel territorio o che intendono insediarsi qui.
Il bando, lanciato due anni fa con una dote di 10 milioni di euro, ha dato risultati superiori alle aspettative, tanto che è appena stato rifinanziato con altri 4,2 milioni. I soldi sono serviti per sostenere 12 progetti (con sovvenzioni dal 25 all’80%) presentati dai gruppi esteri Archa, Fucina Italia, Inovyn, Lci Italy, Jsw, Nuovo Pignone Tecnologie, Solvay, Techa, Esaote, Pr Industrial, Rustici e Microtex Composites. Ciascuna azienda ha lavorato in partnership con altre più piccole, anche perché il bando prevedeva l’obbligo per le grandi e medie imprese di collaborare con almeno una Pmi.
Tra i progetti, presentati nella sede della Regione, ci sono la trasformazione delle reti da pesca dismesse nei porti toscani in materiali compositi termoplastici ad alte prestazioni; lo sviluppo di sensori a bassissima potenza autoalimentati che, grazie ad algoritmi di machine learning, monitorano l’usura dei binari; lo sviluppo di un sistema per il recupero di carboni esausti, trasformati da rifiuti pericolosi in materie prime seconde; l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nella gestione dei laboratori di analisi ambientale per automatizzare la tracciabilità dei campioni. La speranza è che ora questi progetti si trasformino in investimenti industriali.






