Al quarto disco in vent’anni di attività i torinesi Bull Brigade alzano l’asticella. “Perché non si sa mai” ospita Willie Peyote, Giancane, i Fast Animals And Slow Kids e Claver Gold, tiene gli anfibi ben ancorati al suolo della Torino operaia ma decolla al tempo stesso verso nuovi orizzonti. La tournée debutta venerdì 6 marzo a Hiroshima con il tutto esaurito, aprono il concerto a partire dalle 20,30 Sud Disorder e La Parte Peggiore. Portavoce dei Bull Brigade è Eugenio Borra, cantante e autore dei testi di inossidabile fede granata.

“Perché non si sa mai” vale come disco della maturità?

«Direi di sì, quello in cui abbiamo aperto la porta verso la musica in senso più largo senza perdere il filo con noi stessi. Non era un’operazione semplice per chi proviene da un ambiente in cui vigono dei dogmi, ma il feedback ci dà ragione, per un gruppo punk come il nostro 60.000 ascolti al mese su Spotify erano difficili da immaginare».

Qualche talebano del punk ha alzato il ditino?

«Ovviamente sì, c’è sempre qualcuno che vorrebbe che i gruppi restassero quelli degli esordi. Io però ho 45 anni, non posso restare fermo a sottoculture che non per niente vengono definite giovanili. Occorre fare i conti anche con la carta d’identità».