Il pericolo non è soltanto nell’evento eccezionale, violento, ossessivo a livello fisico o psicologico: il pericolo è nell’accettazione silenziosa e automatica di un comportamento patriarcale. Quello che non viene riconosciuto come un pericolo, perché culturalmente accettato, è il seme che produce le conseguenze di cui troppo spesso si legge in cronaca, ma anche quelle di cui nessuno parla. Nella settimana dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, Alessio Boni, attore, porta in scena, con Omar Pedrini, rocker e cantautore, “Uomini si diventa (nella mente di un femminicida)”, il 6 marzo alle 21 al Teatro Concordia di Venaria (in corso Puccini). Lo spettacolo è scritto da otto autori, volutamente uomini «ed è nato - racconta Boni, che è regista oltre che interprete - dalla necessità di prendere atto che siamo tutti un po' figli del patriarcato, senza rendercene conto».

Alessio Boni come ha preso coscienza di questo meccanismo?

«Una decina di anni fa, mentre insieme a Nina, la mia compagna, parlavo con mia madre. A un certo punto lei ci dice “ io non ero mai d’accordo con tuo padre, su nessuna decisione che ha preso durante la nostra vita”. Si sono conosciuti a 17 e 15 anni e stanno insieme ancora adesso che ne hanno 87 e 85, e si vogliono bene».