VENEZIA - Il riverbero del conflitto in Medio Oriente arriva fino in Laguna, incrinando la serenità del settore alberghiero veneziano. Sebbene la città rimanga una meta ambita e percepita come sicura, l'onda d'urto della crisi geopolitica, in questi giorni acuitasi, sta già iniziando a pesare sui registri delle prenotazioni, sollevando incertezze. Da parte di Ava, la cui attenzione è rivolta innanzitutto a coloro che stanno vivendo in prima persona le criticità del momento, l’augurio è che la guerra termini al più presto. Nessun allarmismo, anche se il direttore, Daniele Minotto, non può non sottolineare che l’attuale quadro internazionale sta portando a far registrare al mondo dell’hotellerie un numero piuttosto consistente di disdette.

«Nei primi giorni, a Venezia, la situazione era stabile – afferma – Alcune cancellazioni c’erano, limitate agli ospiti provenienti dalle aree direttamente coinvolte nel conflitto, in particolare da Israele, oppure da chi avrebbe dovuto viaggiare con compagnie aeree che hanno prorogato la sospensione dei voli, come Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways. Negli ultimi giorni, invece, con il protrarsi del conflitto, le disdette stanno cominciando a riguardare una platea più ampia, che va dal Giappone al Golfo Persico: un’area che attualmente incontra maggiori difficoltà negli spostamenti e dalla quale, di conseguenza, si stanno cancellando le prenotazioni. Non siamo ancora a livelli preoccupanti, ma bisogna considerare che le nuove tendenze del turismo mostrano una finestra di prenotazione piuttosto breve, intorno ai 90 giorni». Minotto spiega come sia necessario continuare a monitorare la situazione, «nella consapevolezza che potranno verificarsi fluttuazioni fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza o il conflitto non si sarà concluso. Oggi non si registrano cali per quanto riguarda il turismo italiano e gli ospiti provenienti dall’Europa e dall’America, a conferma del fatto che la nostra destinazione è percepita come sicura».