Sembrava un atto legislativo importante e coraggioso: a fine dicembre 2017 il Senato aveva finalmente approvato il Ddl che porta il nome dell’allora Ministra della Salute, oggi senatrice del Partito Democratico, Beatrice Lorenzin. Si trattava di una normativa, la 3/2018, nata da una proposta di legge della senatrice Paola Boldrini destinata a garantire – per la prima volta in Italia – un approccio di sesso-genere in medicina, in particolare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. In altre parole, a studiare e valorizzare le differenze tra uomini e donne, non solo nella fisiologia ma anche nelle caratteristiche socio-culturali ogni volta che si tratta di salute. Da tempo sappiamo infatti come queste differenze abbiano importanti ripercussioni sul modo in cui le malattie si manifestano e si curano. Eppure – dice Flavia Franconi, promotrice da decenni dell’approccio di sesso-genere alla salute – la Legge 3/2018 rappresenta un’occasione mancata.

Bisogna curare meglio le donne

DI DANIELA MINERVA,

06 Marzo 2026

Perché la Legge Lorenzin non ha rappresentato quella innovazione che prometteva di essere?