Porti fermi, operatori e concessionari di Napoli e Salerno sul piede di guerra. Ancora una volta nel mirino ci sono i dipendenti dell’Autorità di sistema portuale del mare Tirreno centrale accusati di «un progressivo rallentamento, oggi divenuto insostenibile, delle risposte alle legittime istanze che di volta in volta vengono prodotte all’Autorità di sistema portuale allo scopo di risolvere questioni legate all’operatività quotidiana, al superamento di problematiche connesse alle criticità dei fondali e delle infrastrutture, alle attività amministrative connesse alle concessioni demaniali che coinvolgono e talvolta inibiscono o rendono inefficaci gli investimenti di natura privata o, ancora peggio, producono una lesione dei costi generali».
Questo è solo uno degli atti di accusa contenuti in un documento che la stragrande maggioranza degli operatori, condivisa anche dal presidente nazionale Conftrasporto Pasquale Russo, hanno fatto pervenire alla governance dell’Adsp, al ministero dei Trasporti, ad Assoporti, alle parti datoriali e sindacali, ai componenti dell’Organismo di Partenariato. Ed è proprio dalla riunione dell’Organismo di Partenariato, che si è tenuta il 19 dicembre scorso, che è emerso un malessere strisciante degli operatori, esploso in vivace conflitto verbale censurato da alcune organizzazioni sindacali.






