Sfere nanoscopiche con particelle d’oro in grado di catturare fino al 90% di luce solare e trasformarla in calore o energia elettrica con un livello di efficienza mai visto prima. La scoperta, frutto di una ricerca scientifica nata nei laboratori della Korea University, potrebbe cambiare il paradigma attuale nella produzione di fotovoltaico. Le celle fotovoltaiche al silicio, nonostante abbiano sempre migliori percentuali di efficienza, hanno un limite fisico e possono trasformare in elettricità solo la luce visibile insieme a una piccola parte del vicino infrarosso. Tutto il resto viene disperso. Circa il 50-55% della radiazione solare è composto da infrarossi che finisce per diventare calore inutile che surriscalda il pannello, riducendone paradossalmente le prestazioni.

Per questo motivo la ricerca internazionale sta studiando nuovi materiali e metodi per catturare una sempre maggiore quantità di energia solare, per aumentare la quota di rinnovabili ed aiutare il necessario processo di decarbonizzazione. Le microsfere d’oro coreane potrebbero fare la differenza.Secondo l’articolo dell’ateneo di Seul, intitolato Plasmonic Supraballs for Scalable Broadband Solar Energy Harvesting, queste strutture piccolissime, con un diametro compreso tra i 460 nanometri e i 3 micrometri hanno delle proprietà speciali maggiorate dall’effetto plasmonico dell’oro. Quando la luce del sole raggiunge il prezioso metallo provoca un’oscillazione degli elettroni - chiamata risonanza plasmonica - che permette di intrappolare i fotoni con una forza di gran lunga superiore ai materiali oggi in uso. Uno dei problemi maggiori degli impianti fotovoltaici è l'inclinazione dei raggi che riduce la quantità di luce catturata. Per questo, nei grandi parchi solari vengono utilizzati i tracker, cioè strutture meccaniche che inseguono l’orientamento del sole nel corso della giornata. Ovviamente tutto questo ha un prezzo che si ripercuote sul costo finale dell’energia. Invece, le supraballs promettono un balzo in avanti tecnologico considerevole.