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Ultimo aggiornamento: 20:40

La guerra in Iran voluta da Israele e Stati Uniti imperversa da cinque giorni. Ma quanto sta accadendo in Medio Oriente non spegne l’accerchiamento all’amministrazione Usa sugli Epstein Files, anzi: dentro alla base trumpiana, tra i dem e gli analisti c’è chi ritiene che l’operazione militare sia un’arma di distrazione di massa della Casa Bianca per distogliere l’attenzione dallo scandalo che ha travolto uomini di potere – dalla politica alla finanza fino alle case reali – dentro e oltre gli Stati Uniti. Il rischio, sempre più concreto, è che Donald Trump pagherà un prezzo. Dopo il segretario al Commercio, infatti, la commissione di vigilanza della Camera ha chiamato a testimoniare la sua attorney general, Pam Bondi. La decisione è stata presa grazie al voto di cinque repubblicani che si sono uniti a tutti i democratici per portare la segretaria alla Giustizia americana a deporre sulla gestione di uno dei più grandi scandali degli ultimi vent’anni negli Stati Uniti.

D’altra parte, la base Maga non ha mai perdonato al tycoon di non aver pubblicato subito le milioni di pagine di documenti sul caso del finanziere pedofilo, come promesso da lui e Bondi durante la campagna elettorale. Ed è stata la deputata repubblicana Nancy Mace a presentare la mozione per convocare l’attorney general. “Mancano oltre 65mila documenti e sappiamo che ci sono più di duemila video in circolazione. Il dipartimento di giustizia non sta fornendo al Congresso tutte le informazioni”, ha attaccato Mace. “Ho delle domande molto specifiche per lei, e non voglio parlare del Dow Jones“, ha incalzato la repubblicana all’ultima apparizione al Congresso durante la quale Bondi aveva cercato di evitare di rispondere ad alcune domande su Epstein portando l’attenzione sull’agenda economica di Trump. Un’uscita e un’audizione giudicata nel suo complesso fuori luogo da più parti tanto che il mondo Maga era insorto chiedendo le dimissioni immediata dell’attorney general.