Martedì sera la partita per la successione all’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nel suo compound a Tehran nel corso della prima giornata di bombardamenti sull’Iran, sembrava cosa fatta. L'emittente Iran International aveva infatti indicato come nuova Guida Suprema del Paese il figlio 56enne dello stesso Khamenei, Mojtaba. La sua scelta avrebbe dovuto essere ufficializzata ieri mattina e invece da Tehran non è arrivata nessuna conferma, nel timore che il prescelto (che sia davvero Mojtaba o qualcun altro) possa diventare immediatamente un bersaglio per gli americani e ancor di più per gli israeliani. Quanto Gerusalemme sia informata pressoché in diretta sulle mosse della nomenclatura iraniana lo rivela più di ogni altra cosa il bombardamento compiuto martedì nella città di Qom contro l’edificio dove si riunisce l'Assemblea degli Esperti, proprio nelle ore in cui l’organismo responsabile dell'elezione della Guida Suprema si sarebbe dovuto riunire per ufficializzare il successore di Khamenei.
Ieri non era ancora chiaro se i massimi rappresentanti del clero sciita iraniano avessero appena lasciato l’edificio o se invece alcuni di loro possano essere stati coinvolti dal bombardamento. Ma quanto accaduto, assieme alle parole pronunciate dal ministro degli Esteri israeliano Israel Katz secondo il quale «ogni leader nominato sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare», ha avuto l’effetto di mettere un bersaglio sulla schiena di chiunque. Che, appena scelto si troverebbe in una condizione di enorme pericolo, al punto che nell'attuale scenario bellico l'Assemblea degli esperti potrebbe puntare a scegliere una Guida ritenuta eventualmente sacrificabile.










