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Timori per una nuova mobilitazione delle frange antagoniste filo-palestinesi e per possibili proteste davanti a basi militari e aziende della filiera della difesa

Il conflitto esploso in Iran rischia di riverberarsi anche in Italia, non solo a livello di sicurezza militare o di aumento dei prezzi dell’energia ma anche a livello di equilibri interni. Le frange antagoniste del Paese, infatti, fin dalle prime ore in cui è stata data notizia dell’attacco condotto dagli Stati Uniti e da Israele, si sono posizionate al fianco dell’Iran. Una posizione naturale per chi è sempre sceso in piazza per Gaza senza mai condannare Hamas. Nell’enorme eterogeneità che caratterizza queste frange, sono presenti anche i violenti pronti a tutto, come hanno dimostrato nelle manifestazioni che si sono susseguite negli ultimi mesi nel Paese.

Ed è proprio a fronte di queste frange, per il rischio che obiettivi sensibili possano essere messi nel mirino di questi soggetti, che il dipartimento di Ps ha invito ai questori e ai prefetti una circolare in cui viene sottolineato che “l’acuirsi della situazione in Medio Oriente” potrebbe “innescare una ripresa della campagna antagonista a sostegno della causa palestinese” oppure “in direzione antimilitarista” con possibili “manifestazioni di protesta anche nei pressi delle basi militari americane presenti sul territorio nazionale” e nei “siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione a interesse militare, specie di quella a supporto della catena logistica bellica degli alleati, a tutela dei quali si dovrà prevedere analogo rafforzamento dei dispositivi di vigilanza”.