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Sotto attenzione possibili cellule dormienti islamiste. E c’è il rischio di flussi migratori simili a quelli visti da Libia e Siria
La guerra in Iran è molto più vicina all'Italia e all'Europa di quanto si possa immaginare. Le conseguenze dell'attacco di Israele e degli Stati Uniti alla Repubblica Islamica dell'Iran sono profonde non solo nell'immediato ma soprattutto a medio-lungo termine. Anzitutto occorre pensare al rimpatrio delle centinaia di migliaia di europei che si trovano nell'area interessata dal conflitto per motivi personali o di lavoro e, se la guerra dovesse continuare a lungo, potrebbero rientrare in patria anche tante persone che avevano deciso di trasferirsi in Medioriente, in particolare negli Emirati Arabi.
C'è poi l'aspetto militare: gli stati europei hanno una cospicua presenza nell'area con contingenti militari e con la missione Aspides di sicurezza marittima dell'Ue nel mar Rosso ideata in risposta agli attacchi degli Houthi. C'è quindi il rischio di attacchi iraniani che colpiscano i militari delle nazioni europee, inclusi gli italiani. Gli Stati Uniti e gli emirati potrebbero poi insistere nella richiesta di un nuovo coinvolgimento militare delle nazioni europee nell'area, un'evenienza su cui si è espressa Teheran senza giri di parole. Il ministero degli Esteri iraniano ha infatti messo in guardia i paesi europei esortandoli a non prendere in alcun modo parte al conflitto e considerando una loro partecipazione al pari di «un atto di guerra». Eppure Cipro, nazione che fa parte dell'Unione europea, è stata colpita proprio da droni iraniani.






