Sofia non è una città che si concede subito. Non è scenografica nel senso più immediato del termine, non si impone con skyline iconici o cartoline perfette, con le solite vetrine globali e catene riconoscibili. È una capitale stratificata e trasversale, con un’identità forte che nasce da tante identità diverse. Romana, bizantina, ottomana, ortodossa, socialista, europea. Qui convivono chiese, moschee, sinagoghe e palazzi monumentali del Novecento nel raggio di poche centinaia di metri.
Per capire Sofia bisogna accettare che non sia lineare, perché è una città che si svela per sovrapposizioni. La Bulgaria conta dieci siti riconosciuti dall’Unesco, tra patrimoni culturali e naturali: un numero significativo per un Paese di dimensioni contenute, che racconta quanto questo territorio sia stato crocevia di civiltà. Sofia, antica Serdica, ne è in qualche modo la sintesi.
Primo giorno
La lunga passeggiata nel centro storico di Sofia parte dal Teatro nazionale Ivan Vazov, patriarca della letteratura bulgara. Inaugurato nel 1907 in stile barocco viennese, pensato per il teatro lirico e ricostruito dopo un incendio, oggi è il palcoscenico simbolico del Paese. Davanti, i City gardens sono il salotto della città, animatissimi sempre da persone di tutte le età.







