PADOVA - Due dipendenti infedeli di Poste Italiane, che lavoravano al Centro di smistamento di Padova, sono indagate con l'accusa di peculato continuato. Secondo quanto emerso da una lunga indagine dei carabinieri le due donne non solo aprivano buste e pacchi intascando denaro contante e oggetti spediti dai cittadini, ma soprattutto - sistematicamente - aprivano le raccomandate che le filiali di Banca Intesa Sanpaolo spediva alla Banca d'Italia con dentro le banconote ritirate dalla circolazione perché sospetti falsi. Sono 35 gli episodi di questo tipo contestati alle due indagate. Cui si sommano decine di aperture di plichi postali.

Tutto è nato da una segnalazione del Centro Nazionale di Analisi della Banca d’Italia di Roma, ossia l'organo che raccoglie e analizza tutte le banconote che vengono ritirate dalla circolazione perché ritenute false. Queste banconote vengono raccolte dalle banche e inviate a Roma. Come? Via posta raccomandata. Cui segue un verbale informativo. Al Cna però si sono resi conto che sempre più spesso le raccomandate che partivano dalle filiali di Intesa Sanpaolo del Triveneto arrivavano, ma senza le banconote.

Così a luglio 2025 è scattata una segnalazione che ha portato a risalire la filiera di distribuzione della posta fino ad arrivare al Centro di smistamento di Padova, dove transita tutta la corrispondenza del Nordest.