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Kiev offre l’esperienza maturata nella guerra contro Mosca per fronteggiare l’ondata di droni iraniani nel Golfo: know how e droni intercettori in cambio di missili Patriot per “riequilibrare” la guerra su due fronti

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha offerto il know-how dell’Ucraina per rispondere all’ondata di droni iraniani che sta investendo le potenze del Golfo, per ottenere l’arma di cui Kiev ha maggiore bisogno: i preziosi e costosi missili Patriot.

Il premier ucraino ha proposto un cambio di paradigma nella difesa aerea di quanti devono e dovranno rispondere agli sciami di droni iraniani: sostituire i costosi intercettori Patriot con droni intercettori di produzione ucraina per contrastare la crescente minaccia degli Shahed-136, un’arma silenziosa e letale che l’Ucraina ha imparato a fronteggiare sulla propria pelle dopo anni di guerra con la Russia, che ha incentrato una parte essenziale della sua strategia proprio sui droni kamikaze iraniani e sulla versione che ha imitato e implementato, il Geran-2. La proposta nasce da un doppio scenario: la carenza di missili PAC-3 negli arsenali ucraini e il massiccio impiego degli Shahed nel Golfo come arma di rappresaglia per l’operazione israelo-statunitense lanciata contro l’Iran.