La corsa all’oro all’intelligenza artificiale e ai robot umanoidi rischia di finire nel nulla se i software strabilianti non riusciranno a trovare hardware su cui correre. A Menlo Park se ne sono accorti prima degli altri gli scienziati dello Sri, il centro di ricerca indipendente che ha fatto la storia della Silicon Valley con oltre 13mila brevetti depositati e 50 aziende lanciate sul mercato. La fame di manifattura di qualità ha spinto la ricerca fino in Italia, dove è stato spedito in missione Leandro Agrò che ha lavorato in California due decenni per portare il design industriale a un nuovo livello di connettività.“Negli Stati Uniti c'è una grande esigenza di reshoring industriale e di ripensare l'intera catena del valore”, spiega Agrò in un colloquio con Wired, durante una pausa del suo viaggio in Italia alla ricerca di imprese da portare in Silicon Valley. La nuova ondata dell’intelligenza artificiale, sottolinea, vedrà la nascita e lo sviluppo dei robot umanoidi in grado di interagire con gli esseri umani e in California studiano come realizzare queste figure antropomorfe in grado di spostarsi nello spazio autonomamente.“L’intelligenza artificiale deve uscire dal cloud e trovarsi un lavoro nel mondo reale. Questo vuol dire investire in manifattura, auto autonome, robot antropomorfi e robot industriali. Se escludiamo grandi operatori come Tesla – dice Agrò – mancano le fabbriche dove realizzare i robot e non c’è capacità produttiva. L’Italia è il secondo paese manifatturiero d'Europa e ha abilità sufficienti per diventare il fornitore d’eccellenza della nuova era dell’intelligenza artificiale”.Gruppi di imprese per sostenere il reshoring UsaDi soldi da investire ce ne sono parecchi. Gli Stati Uniti prevedono una spesa di 7mila miliardi di dollari in meno di un decennio per far scalare l’intelligenza artificiale e superare la Cina. “È molto difficile immaginare che una compagnia italiana, per quanto talentuosa, abbia la visione e le risorse finanziarie per trasferirsi negli Stati Uniti e sedersi al tavolo dell’IA fisica. Per questo – sostiene Agrò – ha molto senso cercare di fare delle partnership con chi da anni lavora sul posto e può aprire la strada verso le grandi produzioni che segneranno la prossima rivoluzione industriale”.Lo Sri, nato 80 anni fa come centro di ricerca della leggendaria università Stanford, punta a fare da collettore del genio di impresa italiano per sostenere la corsa americana. Programma ambizioso, anche perché l'intesa non è certo a titolo gratuito: “Noi in Italia possiamo guardare questo film come se fosse l'ennesima serie di tv americana o considerarla un'opportunità e partecipare a questa grande costruzione di valore”.L’idea è attirare le singole aziende che possono avere una certa capacità di spesa, ma sul tavolo c’è anche la possibilità di lavorare attraverso le associazioni imprenditoriali per portare negli Stati Uniti cluster di aziende: “Bisogna discutere con chi poi ti può dare una presenza locale ed esplorare il territorio, poi organizzarsi per essere sempre più presenti per creare valore dalla proprietà intellettuale".Per Agrò quella alla “finestra” è “una opportunità unica, legata alla necessità degli Stati Uniti di fare il reshoring industriale: noi siamo tra i pochissimi interlocutori capaci di fornire tecnologie e soluzioni per supportare questa loro necessità perché non possono fare il reshoring comprando macchinari in Cina. Né gli Usa possono guardare a Vietnam, Cambogia e Malesia. Germania e Italia sono considerate le capofila del fare, ma se la Germania non è sempre allineata, l’Italia è il paese culturalmente più compatibile con le necessità americane”.Imprese coraggiose entro 18 mesiAgrò non ha vincoli sul target di imprese da selezionare, ma c’è fretta di chiudere il lavoro. L’orizzonte temporale è di 12-18 mesi. “Andare oltre non serve”, sostiene. Il mondo, del resto, cambia in fretta. “In Italia c’è del talento da far emergere. Da parte dello Sri c’è apertura e nessun disegno strategico troppo vincolante per quanto riguarda la grandezza o il fatturato delle aziende, ma c’è la consapevolezza che magari le piccole e medie imprese possono avere difficoltà a fare un passo del genere. Per questo – spiega – guardiamo ai clusters parlando con alcune organizzazioni, industriali e territoriali, che sono capaci di coinvolgere più attori di uno stesso mercato”.Il mercato è considerato pronto, con idee che possono avere un impatto devastante anche oltre Oceano. “Manca forse il coraggio di fare le cose”, sostiene Agrò. “Da alcuni mesi lavoro con AuraSensae, una startup che realizza sensori che generano dei campi elettromagnetici. L’obiettivo è individuare corpi in movimento, riconoscendo gli esseri umani in base alla diversa risposta del campo elettromagnetico. Una startup che può facilitare di gran lunga la vita dei robot antropomorfi che avremo in casa, in ospedale o in ufficio: robot che si andranno a muovere nello spazio insieme a delle persone in un ambiente non industriale, con un livello di sicurezza molto alto e senza l’utilizzo di telecamere. I loro sensori potrebbero essere impiantati nei robot cinesi o in quelli americani, con player di grandissime dimensioni che sono pronti ad accoglierli nella loro supply chain”. Il loro amministratore delegato è Marcello Chiurazzi e sono italiani, anzi “italianissimi”.
Per fabbricare robot umanoidi (e vincere la sfida dell'AI fisica) gli Stati Uniti hanno bisogno della manifattura italiana
Il centro di ricerca indipendente Sri di Menlo Park ha un suo inviato speciale in Italia per cercare imprese da portare in California e sostenere il reshoring industriale. Serve manifattura di qualità per far correre l'intelligenza artificiale. Intervista a Leandro Agrò






