Cosa succederebbe se mettessimo gli arsenali atomici sotto il controllo dell’intelligenza artificiale? Niente di buono, almeno stando a una ricerca realizzata dal King’s College di Londra, che ha messo tre delle più avanzate ai del momento – Gpt-5.2, Claude Sonnet 4 e Gemini 3 Flash – alla guida di altrettante potenze nucleari e simulato l’esito di una potenziale crisi internazionale, ottenendo un risultato inquietante: nel 95% dei casi, infatti, i modelli linguistici hanno finito per scatenare una guerra atomica.L’idea che le macchine possano un giorno segnare la rovina del genere umano non è certo nuova. È ad esempio la trama di un film del 1983, “Wargames”, in cui un giovanissimo Matthew Broderick si trova ad hackerare per errore un supercomputer del Norad dedicato alla gestione strategica di una potenziale crisi missilistica con l’Unione Sovietica, convincendo per errore la macchina che i sovietici siano in procinto di attaccare, e portando il mondo ad un passo dalla guerra atomica. Nel film, la crisi viene risolta dal giovane hacker, che impegna il computer Joshua in un’infinita serie di partite a filetto con sé stesso.Nella realtà, probabilmente, non ce la caveremmo così facilmente. E con i progressi fatti dalle ai negli ultimi anni, e l’utilizzo sempre maggiore che se ne fa in campo bellico anche senza supervisione umana, immaginare un giorno in cui saranno loro ad avere la mano sul “bottone rosso” non è purtroppo più pura fantascienza. Per questo l’esperto di psicologia e studi strategici del King’s College Kenneth Payne ha deciso di sondare come gestirebbero una possibile crisi atomica.La simulazioneLe tre ai sono state messe al comando di tre nazioni dotate di arsenale nucleare, e messe alla prova in 21 simulazioni di possibili crisi internazionali, che andavano dalle dispute territoriali, alla minaccia per la sopravvivenza di un regime, alla cosiddetta “crisi da primo attacco”, in cui una delle potenze teme che le altre stiano per attaccare per prime, e deve decidere come comportarsi.In ogni partita, l'ai doveva seguire un processo in tre fasi prima di compiere una mossa: riflessione (analisi dei propri punti di forza e delle debolezze dell'avversario), previsione (ipotizzare la mossa successiva della controparte) e quindi decisione (fase in cui il modello passava all'azione). La decisione includeva sia un messaggio pubblico, che comunicava al mondo le proprie intenzioni, sia un’azione segreta, che rappresentava la manovra effettivamente compiuta: le ai potevano quindi mentire pubblicamente, dichiarando una linea pacifica mentre segretamente preparavano un attacco. Una dinamica molto simile, insomma, a quella che si troverebbero ad affrontare durante una crisi reale.Come dicevamo, nel 95% degli scenari simulati le intelligenze artificiali hanno finito per lanciare almeno un ordigno nucleare. Ogni chatbot ha gestito la crisi secondo le proprie modalità: Claude si è dimostrato più calcolatore; Gpt-5.2 è stato cauto durante le crisi a sviluppo lento, diventando però molto aggressivo all'avvicinarsi di una scadenza temporale; e Gemini è risultato il più imprevedibile.Secondo Payne, il risultato più interessante della ricerca non è solo aver portato alla luce la facilità con cui le intelligenze artificiali ricorrerebbero ad armi di distruzione di massa, ma soprattutto aver dimostrato che esiste un divario profondo tra il modo in cui umani e intelligenze artificiali concepiscono la guerra. “Comprendere in che modo questi modelli linguistici di frontiera imitino — o meno — la logica strategica umana è essenziale per prepararci ad un mondo in cui l'ai influenzerà sempre di più gli esiti strategici”, commenta Payne. “Modelli che appaiono sicuri e controllati in un determinato contesto possono comportarsi in modo radicalmente diverso in un altro”. Qualcosa da tenere a mente in un periodo così turbolento, in cui le ai trovano sempre più spazio anche in campo militare.
Altro che Wargames, una simulazione dimostra che se le AI gestissero gli arsenali nucleari la guerra atomica sarebbe quasi certa
Secondo lo studio del King’s College, di fronte ad una crisi internazionale le intelligenze artificiali innescherebbero l'apocalisse nel 95% dei casi











