C’è un numero che vale più di mille analisi: 202. Sono le richieste di informazioni sulle criptovalute arrivate all’Oam - l’Organismo per la gestione degli elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi - tra il 2023 e i primi sei mesi del 2026 da parte di Guardia di finanza, forze di polizia e Autorità di vigilanza, come Consob, Banca d’Italia e Ivass. Un flusso in espansione vertiginosa, che racconta una storia precisa: l’Italia ha trovato un punto d’appoggio concreto per inseguire il denaro che corre sui binari della blockchain.
È quanto emerge dal volume “Criptovalute: domanda, offerta e regolamentazione”, presentato dall’Oam, l’organismo di diritto pubblico che dal 2022, per effetto del Decreto Mef, gestisce il Registro dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale (Vasp). Un registro che, nei fatti, si è rivelato molto più di un semplice elenco: un’infrastruttura di intelligence finanziaria al servizio delle istituzioni italiane.
Registro Oam e vigilanza crypto in Italia
Prima del Decreto Mef del 2022, il mercato delle criptovalute in Italia era una terra largamente inesplorata dal punto di vista informativo. Nessun obbligo di trasmissione dati, nessun censimento strutturato degli operatori, nessun canale istituzionale per intercettare anomalie. Il Registro Vasp ha cambiato le regole del gioco.







