In Aula alla Camera, con il voto dei partiti di maggioranza è stata bocciata definitivamente la proposta unitaria dell’opposizione sulla riduzione dell’orario di lavoro fino a 32 ore settimanali, a parità di salario, anche nella forma della settimana corta di quattro giorni lavorativi. La proposta di legge di Avs, M5s e Pd - con primo firmatario Nicola Fratoianni insieme ai tre leader Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Elly Schlein - prevede l’introduzione di una sperimentazione triennale affidata alla contrattazione.

Le reazioni

Insorgono le opposizioni: «Le opposizioni fanno una proposta per migliorare le condizioni di chi lavora - ha detto la leader del Pd, Elly Schlein -, voi la affossate senza nemmeno volerla discutere, negandoci anche il diritto a discuterne in questo Parlamento. La tecnologia consente di produrre di più con meno lavoro. Vogliamo guidare la trasformazione con una proposta per sperimentare la riduzione dell’orario di lavoro che fa leva sulla contrattazione, con vantaggi in termini di qualità della vita, occupazione e riduzione delle emissioni».

Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto (Fdi) ha motivato le ragioni della bocciatura: «C’è un problema di copertura, questa proposta costa 8,2 miliardi nel 2027 e 8,4 miliardi nel 2028. Ritengo sia un errore affidare la riduzione oraria di lavoro ad una legge che si applicherebbe a tutti i datori di lavoro, comprese le imprese che non possono permetterselo. Se non aumenterà la produttività del lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro per legge si tradurrà in puro aumento del costo del lavoro. Piuttosto con la contrattazione decentrata, come hanno fatto tante aziende, si può ridurre l’orario di lavoro individuando le misure che meglio si adattano alla singola realtà produttiva».