Iscritta per sette anni sul registro degli indagati per scambio elettorale politico-mafioso, Anita Maurodinoia - ex assessora regionale ai Trasporti - è prossima a liberarsi da quell’accusa. La Dda di Bari ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta a suo carico, nella quale comparivano molteplici riferimenti alla sua presunta capacità di comprare voti da parte di esponenti politici e dei clan ma non prove di quelle accuse gravissime.

Perché i pm baresi, in realtà, su “lady preferenze” (così chiamata per il fiume di voti ottenuto alle comunali del 2019 e alle regionali del 2020) non avevano mai potuto indagare. A causa di quel decreto con cui il gip, pochi giorni prima delle elezioni amministrative di Bari del 2019, aveva negato la possibilità di intercettarla. All’epoca era in corso l’inchiesta Codice interno, che nel febbraio 2026 fece finire in carcere l’avvocato Giacomo Olivieri ed esponenti dei clan che lo avrebbero aiutato ad ottenere voti per la moglie Maria Carmen Lorusso, eletta anche lei al Comune nel 2019.

Tommaso Lovreglio - nipote del boss Savino Parisi - intercettato, raccontava di aver incontrato due volte Maurodinoia e il marito Sandro Cataldo, di aver preso il caffè con loro, di aver ricevuto saluti per il padre Battista. La Squadra Mobile aveva segnalato, in particolare, un incontro ad Altamura che sarebbe stato indicativo «di qualcosa di più di una semplice conoscenza», evidenziando la capacità di Lovreglio «di infiltrarsi negli ambienti politici di rilievo regionale».