Èmistero sulla moria di pesci nel rio Valsoglia il corso d’acqua che attraversa sia la parte pubblica che quella privata all’interno dell’oasi protetta de La Mandria. In pratica l’altro giorno sia i guardaparco dell’ente che alcune guardie ambientali volontarie si sono accorte che, in diverse zone del corso d’acqua c’erano diversi esemplari morti di cavedani, trote e scazzoni.

L’ipotesi dell’avvelenamento

«Per quanto ci riguarda è un fenomeno molto strano - riflette Silvano Sanna, presidente del sodalizio Tutela Stura di Lanzo che, dal 1985, raggruppa le associazioni di pesca della zona - Per questo ci sono davvero pochi dubbi che si tratti di un avvelenamento perché ci è stato segnalato che l’acqua era torbida e di un colore scuro». Aggiunge: «In questo periodo la portata non è regolare, ma molto bassa per la manutenzione annuale del canale . Questo significa che lo sversamento di sostanze inquinanti avviene sempre, ma con portate costanti limita i danni o non li fa vedere».

Le analisi dell’Arpa

Proprio per questo è stata avvertita l’Arpa. I tecnici son arrivati a La Mandria e hanno proceduto con i campionamenti dell’acqua per la caratterizzazione fisico-chimica e per le analisi di tossicità. Una delle ipotesi che avanzano gli investigatori è che qualcuno possa aver sversato nel rio - ma chissà dove e, soprattutto, in che quantità - delle sostanze tossico-nocive per la popolazione ittica. Ovviamente si tratta di una supposizione. «Stiamo ancora attendendo i risultati delle analisi - spiega Stefania Grella, la direttrice dell’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali -. Il rio Valsoglia capta l’acqua dalla Stura e, dopo aver attraversato il parco si getta nella Ceronda dove, però, ci risulta che la fauna ittica non abbia patito nessun tipo di problema».