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La premier al Tg5: "Usa e Israele, raid senza comunicarlo agli alleati europei"

Da Palazzo Chigi filtra solo profonda apprensione per l'escalation in corso in Medio Oriente, al punto che anche informalmente nessuno concede il minimo spazio a quella prudente speranza di facciata che in casi come questo ha il solo obiettivo - per certi versi nobile - di rassicurare l'opinione pubblica. Cosa che non fa neanche Giorgia Meloni, che - intervistata dal Tg5 - non nasconde di essere "preoccupata", anche alla luce del fatto che in ventiquattrore il conflitto si è già allargato a Cipro e, quindi, all'Unione europea. "Mi preoccupata il contesto generale e una crisi del diritto internazionale" che, dice, ci mette davanti a "una stagione di caos". Parole che seguono le quasi due ore di audizione davanti alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Con il secondo che proprio nelle battute finali - e dopo le reiterate richieste delle opposizioni di condannare esplicitamente Stati Uniti e Israele per l'attacco all'Iran - fa un passo in più rispetto alla prudenza di Meloni. "Non esiste una questione di sudditanza" rispetto a Washington, ma "la consapevolezza del nostro peso, di quello della Germania e della Francia, in un mondo che è cambiato e nel quale il dialogo non avviene con gli organismi multilaterali ma attraverso la potenza degli Stati". Che, dice il ministro della Difesa citando Stati Uniti e Cina, guardano solo a "materie prime" ed "energia" e "si muovono fuori dalle convenzioni internazionali". E ancora: "È una cosa che abbiamo davanti, non una nostra scelta. E Paesi come il nostro si muovono con la prudenza necessaria a sopravvivere in acque come queste".