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3 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:27

“Le ragioni dell’attacco di Usa-Israele all’Iran? Ci dobbiamo inventare parole comiche, come quelle che ho sentito anche stasera, in cui la distinzione sarebbe tra chi è legato al terrorismo e chi non lo è”. A Otto e mezzo, su La7, Marco Travaglio contesta la cornice dentro cui viene raccontato l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e smonta la categoria stessa che viene evocata per giustificarlo. Il direttore del Il Fatto Quotidiano rifiuta la distinzione tra terroristi “buoni” e terroristi “cattivi” e la trasforma nel perno della sua replica alle argomentazioni dell’ambasciatrice Mariangela Zappia e, più tardi, del giornalista Paolo Mieli.

L’ex ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, oggi presidente dell’Ispi, sostiene che, a differenza dell’aggressione russa all’Ucraina, l’Iran è indicato da molti come uno Stato che finanzia e sostiene il terrorismo internazionale, non soltanto contro nemici dichiarati come Washington e Tel Aviv ma in un quadro più ampio. Questo elemento, insieme al principio della “legittima difesa di Israele dai proxy iraniani come gli Hezbollah dal Libano, gli Houthi dallo Yemen e Hamas il 7 ottobre”, rappresenterebbe, secondo la diplomatica, una possibile giustificazione dell’intervento. L’azione militare si colloca, nella sua lettura, nell’ultima fase della risposta israeliana all’attacco del 7 ottobre e nella prospettiva di un Medio Oriente “pacificato” attraverso la neutralizzazione del principale nemico strategico, l’Iran.