Hanno vinto i neomelodici. Almeno per la platea allegra e imbizzarrita di Sanremo, che resta il più potente e imbattibile mercato mediatico-musicale italiano. La costante mutazione estetico-ritmico-antropologica di questo speciale codice sonoro in lingua napoletana (e, talvolta per imitazione, in lingua siciliana), negli ultimi anni ha avuto una portentosa impennata. Perché chi produce quegli hit ha assimilato, in particolare per mezzo dei social network, la necessità di includere nella forma di queste canzoni elementi che in origine non ne costituiscono l’identità. O che addirittura sono estranei.

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