Nuovo fronte in Libano, attacchi ai siti energetici nel Golfo, droni verso Cipro: nel terzo giorno dell'operazione Epic Fury-Ruggito del Leone il conflitto si allarga a tutto il Medio Oriente.

L'epicentro resta l'Iran, con Teheran messa a ferro e fuoco dall'Idf e le principali città israeliane avvolte dal risuonare continuo di sirene d'allarme, ma nel perimetro del conflitto si è riaffacciato Hezbollah, mentre i Paesi arabi hanno iniziato a valutare una risposta militare agli attacchi dei Pasdaran.

Anche gli Stati Uniti sono sempre più coinvolti, con il conseguente aumento delle perdite: tre jet sono stati abbattuti dal fuoco amico in Kuwait. La megaflotta di stanza nella regione sta già ricevendo rinforzi per gestire un intervento pianificato per durare "4-5 settimane", ha fatto sapere Donald Trump, avvertendo comunque che ci sono le "capacità per andare oltre" e non escludendo le truppe sul terreno.

Il fronte libanese si è riaperto con una salva di razzi e droni lanciati verso Haifa e altre zone nel nord di Israele nella notte di lunedì. Un attacco rivendicato da Hezbollah come rappresaglia per l'uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Le milizie del Partito di Dio non prendevano di mira lo Stato ebraico dal cessate il fuoco del novembre 2024 e lo strappo ha provocato la protesta del governo di Beirut, che per la prima volta nella storia ha vietato ogni attività delle milizie sciite. La risposta dell'Idf è stata muscolare: bombardamenti sul sud del Paese confinante, nella valle orientale della Bekaa e sulla capitale: 70 gli obiettivi colpiti, almeno 52 morti. Tra le vittime di peso il capo dell'intelligence Hussein Makled, ma sono girate anche indiscrezioni sull'uccisione del leader del movimento, Naim Qassem.