"Non è una guerra nuova.
È una guerra in corso da almeno due anni, direi di più.
L'Iran è una minaccia da oltre 40 anni e ha sempre invocato la distruzione di Israele.
Gli israeliani sono nei rifugi da sabato mattina. Obiettivi civili vengono colpiti. Abbiamo già undici persone uccise e decine di ferite. Questo è un momento storico in cui speriamo di poter finalmente eliminare questa costante minaccia proveniente dall'Iran". Lo dice all'ANSA l'ambasciatore d'Israele in Italia Jonathan Peled.
"Il presidente Trump ha a lungo cercato la soluzione negoziale e nei dieci giorni precedenti al conflitto ha dato l'opportunità di raggiungerla. Ma era chiaro che Teheran non stesse realmente negoziando, stava barando. E, cosa ancora più importante, stava nascondendo sottoterra, in profondità, tutte le sue capacità balistiche e nucleari. Quindi si è deciso che sarebbe stato più pericoloso non agire". Di fronte a questo quadro, Peled ha spiegato che l'offensiva contro l'Iran non si esaurisce con la morte della Guida suprema dell'Iran Ali Khamenei. "Ora l'obiettivo è, prima di tutto, rimuovere la minaccia militare dei missili balistici su Israele e su tutti i paesi della regione. In secondo luogo, prevenire o eliminare la capacità di armamento nucleare. E in terzo luogo, tagliare i finanziamenti a tutti i terroristi in Medio Oriente. E speriamo che questo obiettivo possa essere raggiunto in tempi relativamente brevi e che, ora che Khamenei non c'è più, il popolo iraniano possa avere l'opportunità, forse, di un cambio di regime, che dovrà avvenire dall'interno".







