Un’indagine e una metodica. È quanto offre il report curato dall’European Art Assets Observatory dell’Università di Pavia nato dall’iniziativa promossa dall’Institute for Transformative Innovation & Research (ITIR) diretto da Stefano Denicolai in partnership con Deloitte Private, Arte Generali e Banca Generali. “CORPORATE CULTURAL & ART ASSETS PER UN IMPATTO SOSTENIBILE”, sottotitolo “La Misurazione del Valore Artistico-Culturale legato alle Strategie ESG”, esplora il ruolo degli Asset Culturali e Artistici d’Impresa (CCAAs) all’interno delle strategie di sostenibilità aziendale, affrontando sia le dimensioni concettuali sia quelle operative.

Combinando una desk analysis delle pratiche aziendali europee su 300 aziende leader in Europa - selezionate tra le prime 50 per fatturato 2024 in Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio - e 15 interviste qualitative, con lo sviluppo di un framework di misurazione dedicato, lo studio propone una risposta strutturata e sartoriale a un ambito ancora largamente inesplorato nella gestione ESG. Perché molto spesso non c’è una metodica per misurare la cultura, funzionale alle strategie Esg. «Siamo di fronte a un fenomeno sfuggente e qualitativo, bisogna cogliere tutte le sfumature per questo il framework individua 141 parametri, aperti e inclusivi - assicura Stefano Denicolai, professor di Innovation Management dell’Università di Pavia – per costruire una prassi. A monte di un’art strategy quello che c’è da misurare non è uguale per tutte le aziende e, in base alle diverse strategie, ci possono essere 30 o 40 giusti criteri tra quelli fondamentali del framework - come la governance e l’impatto -, che dovrebbe guidare su due direttrici ogni “abito aziendale”, in modo da consentire di conoscere il proprio posizionamento e se la propria attività culturale è fondamentale e/o trasformativa”.