A New York il Fashion Institute of Technology esplora l’amore (eterno?) tra moda e arte
di Caroline Corbetta
La relazione tra arte e moda non è pura strategia di marketing. E non è neppure recente: già Leonardo da Vinci, nel suo instancabile esercizio di progettazione del mondo, studiava il movimento dei tessuti sul corpo, intuendo che l’abito non è semplice ornamento, ma forma e identità. Il dialogo non ha mai smesso di rinnovarsi, contaminarsi, riaffiorare nei momenti di maggiore trasformazione culturale. Indaga su questo legame la mostra allestita (fino al 18 aprile) al museo Fashion Institute of Technology di New York: si intitola Art X Fashion e racconta lo scambio tra belle arti e abiti attraverso le epoche, a partire dal XVIII secolo, “quando la moda rifletteva il rococò”, spiega la curatrice dell’esposizione e del museo Elizabeth Way.
L’obiettivo era quello di individuare il passaggio storico in cui l’intersezione creativa fa di un vestito un manifesto portatore di un messaggio culturale.
Il percorso si articola attraverso una selezione di pezzi dalla vastissima collezione del museo (più di 50mila) affiancati da creazioni di designer e opere d’arte, su modello delle grandi esposizioni del passato. “Come Fashion and Surrealism (sempre al Fit, 1987), Impressionism, Fashion and Modernity (al Met, 2013) o Fashioned by Sargent (al Mfa di Boston, 2024). Ma a ispirarmi maggiormente sono stati i libri che hanno definito quanto sia mobile il confine tra moda e arte, pur condividendo gli stessi metodi di lavoro e strategie”. Qualche titolo? “The Art of Dress di Aileen Ribeiro, Fashion and Art di Adam Geczy e Vicki Karaminas e Art X Fashion di Nancy Hall-Duncan”, da cui ha tratto il titolo della mostra. A rievocare la relazione tra i due mondi ci sono anche le collaborazioni che hanno veicolato messaggi politici.







