La moda è creatività, estro, fantasia, ma anche attenzione alla storia, alle radici, al passato attraverso una geniale compresenza di eredità e futuro che è l’aspetto che Sofia Gnoli vuole mettere in luce nel suo Archeologia della moda (Carocci editore, 260 pp., euro 23), un libro corredato da immagini che accompagnano l’analisi e che esplora i legami tra moda e passato nella contemporaneità, l’amore per il revival, il gusto per il vintage e l’importanza del patrimonio culturale di un brand. Lo spiega bene la sociologa Patrizia Calefato: «Gli abiti raccontano storie, contengono passioni e ricordi, costruiscono una cartografia fatta di tessuti, colori, stili, fruscii depositati come una scrittura nell’archivio della memoria: una scrittura mobile, che modella il passato ma prefigura e figura anche il presente e il futuro».
Gli stilisti attingono dal passato, arricchiscono i loro abiti con dettagli recuperati da altri secoli. E il cinema aiuta i revival. «Negli anni Sessanta-Settanta – scrive Gnoli- dilagò la passione per gli anni Venti e Trenta. Nel 1967 un film come Gangster Story di Arthur Penn influenzò la moda in maniera considerevole. All’indomani dell’uscita della pellicola, Faye Dunaway - con il suo look composto da basco, pullover aderente e gonna longuette- portò alla ribalta lo stile anni Trenta. Nel 1974 un analogo fenomeno revivalistico, questa volta degli anni Venti, si ebbe con la trasposizione cinematografica del romanzo di Francis Scott FitzgeraldIl grande Gatsby». E oggi? L’elemento nostalgico nella moda è divenuto strutturale. «Nei primi decenni del Duemila lo stile continua a guardarsi indietro. I vezzosi baby-doll, le camicie da notte ottocentesche, le scarpe come protesi, gli stivaletti avveniristici effetto Courrèges, gli abiti dal gusto rétro completati da appariscenti maniche a sbuffo sfoggiati da Emma Stone/Bella Baxter nel film di Yorgos Lanthimos Povere creature! insegnano». Oggi le griffe, avverte l’autrice, fanno largo uso del “brand heritage” cioè la strategia che punta a rendere unico un marchio valorizzandone il patrimonio storico. Un obiettivo che i grandi gruppi del lusso hanno presente perché rappresenta un tassello fondamentale della loro identità.






