Il soggiorno a Vienna si trasforma in un’odissea per una famiglia partita dal Salento e sbarcata nella capitale austriaca per trascorrere due giorni di vacanza. Nonostante una prenotazione su Booking, all’arrivo, infatti, l’hotel non risulta autorizzato ad accogliere genitori e figli. Che, dopo ore di trattative cadute nel vuoto, si vedono costretti a trascorrere diverse ore per strada. Di notte. Il colosso dell’e-commerce, tra i più attivi nel settore dei viaggi, dovrà ora risarcire la famiglia salentina - assistita dagli avvocati Cosimo Falangone e Daniele Imbò - per un viaggio-odissea.
Una piccola vittoria in cui Davide batte Golia. Nella sentenza a firma della giudice di pace Veneranda Raffaella Cerfeda, ai viaggiatori è stato riconosciuto non solo il rimborso del costo dell’hotel, già sostenuto dalla famiglia, ma anche un danno da “vacanza rovinata” pari a 250 euro per ciascuno, per complessivi 750 euro, a causa della mancata “protezione” di Booking su un’altra struttura, vista l’indisponibilità di quella regolarmente prenotata. Eppure la famiglia salentina aveva organizzato il soggiorno nella capitale austriaca nei minimi dettagli. Due notti: dal 4 al 6 giugno 2022.
Volo da Bari a Vienna, taxi che avrebbe dovuto portare genitori e figli dall’aeroporto fino in centro, in un hotel a quattro stelle di una nota catena per dormire e godersi i due giorni di vacanza. All’arrivo a Vienna in tarda serata, però, la famiglia compie l’amara sorpresa: l’hotel esiste ed è anche molto accogliente ma non ha le autorizzazioni necessarie del Comune di Vienna per accogliere i clienti, che vengono così dirottati in altre strutture.







