“Fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. È un appello in cui sceglie parole soppesate, calibrate sulla particolare geopolitica mediorientale dove ogni azione può scatenare una reazione capace di innescare effetti fuori controllo, quello pronunciato stamane all’Angelus da papa Leone.

All ’indomani dell’attacco “preventivo” congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran cui è seguita una reazione a macchia di leopardo delle forze missilistiche iraniane, Leone leva come nelle attese la sua voce: “Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran in queste ore drammatiche, la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche né con le armi che seminano distruzione dolore e morte - scandisce - ma solo attraverso un dialogo ragionevole, responsabile e autentico”.

“Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi - è dunque il suo richiamo -, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.

“Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli”, ha aggiunto quindi il Pontefice nel post Angelus, sottolineando come questi “anelano a una convivenza pacifica fondata sulla giustizia. Continuiamo - si è appellato una volta di più - a pregare per la pace”.