CAVARZERE (VENEZIA) - Il “Drago” si è spento ieri a Bologna. Aveva 85 anni, Sandro Munari da Cavarzere. E negli anni ‘70 negli abitacoli delle Lancia, la Fulvia prima e la mitica Stratos poi, divenne leggenda.

Era nato in riva all’Adige nella Bassa veneziana, il 27 marzo 1940, il campione del rallismo tricolore protagonista di quell’epoca irripetibile che ha portò l’Italia ai vertici del motorsport mondiale.

«Cari amici, il nostro amato Drago ci ha lasciati - ha scritto sui social la moglie Flavia Pretolani, assieme ai figli, Matteo, Alessia e Marialuce, postando una foto del marito che saluta prima di una prova speciale - stanco di tanta sofferenza. Abbiamo scelto questa foto perché siamo certi che Sandro avrebbe voluto salutare anche tutti voi, nel suo modo riservato ma pieno di affetto». Con quel soprannome, che ancora oggi conserva un alone di mistero, Munari era considerato uno dei più grandi piloti italiani di sempre. Quel drago, dipinto sul casco in occasione della Targa Florio del 1969, divenne il simbolo di una carriera costruita su talento, coraggio e visione. Secondo alcuni il nomignolo gli fu attribuito dall’amico Ignazio Giunti, che portava sul casco un'aquila. Il celebre disegno invece, secondo Beppe Donazzan, il cantore di rally e caporedattore del Gazzettino, era stato realizzato da Bianca Poli, moglie di Arnaldo Cavallari, suo maestro sportivo. Proprio con Cavallari, allora punto di riferimento del rally nazionale, Munari debuttò ad alto livello nel 1964 come navigatore. In quella stagione arrivarono subito successi importanti, tra cui i Rally di Sardegna e di San Martino di Castrozza.