La scomparsa di Sandro Munari a un mese dagli 86 anni di vita, segna la fine di un’era per l’automobilismo mondiale. Nessuno può restituirci lo spessore dell’uomo e del campione meglio di chi ha condiviso con lui la polvere delle strade e la gloria dei podi: Cesare Fiorio, lo storico team manager Lancia. Il suo ricordo è netto: «Sandro Munari è stato il più grande campione che abbia militato nelle file della Lancia». Secondo Fiorio, Munari ebbe il merito immenso di portare il marchio «ad altissimo livello» , e lo fece in un momento pionieristico, «in quel periodo in cui la Lancia non era una squadra assolutamente vincente come lo è diventata dopo». Anche sul suo celebre soprannome, il manager ammette un velo di mistero, pur riconoscendone il carisma: «Il Drago? Non ho mai saputo chi glielo abbia dato, ma rendeva bene l’idea».
Segnò un’epoca
Il valore storico di Munari risiede nell’aver scardinato il dominio dei piloti nordeuropei. Fiorio ricorda con orgoglio che, prima di lui, «gli italiani non erano famosi come rallysti quanto lo erano i nordici». Munari fu l’uomo della svolta: «Lui ha fatto vedere che anche da noi sappiamo fare quelle cose lì, e lo sappiamo fare anche meglio di loro». Tra i due esisteva un legame profondo, essendo quasi coetanei: «Avevamo più o meno la stessa età e condividevamo le stesse emozioni». Per Fiorio, vedere un talento tricolore imporsi nel mondo è stata la soddisfazione più grande: «Portare un italiano a quei livelli è stata per me una grandissima soddisfazione» , concludendo che Sandro rimarrà per sempre «sicuramente un grandissimo campione».









