"Noi le fonti militari non le abbiamo.

Quando organizziamo, ci basiamo su tutti quei criteri che sono legati alle istituzioni e alle autorità.

Tant'è vero che questo viaggio era stato già programmato dopo il 7 ottobre del 2023 più volte, ma era sempre stato rimandato perché non c'erano le condizioni". Così, contattato dall'ANSA, don Massimiliano Arzaroli, presidente dell'opera Pellegrinaggi Torino, uno dei 17 sacerdoti piemontesi bloccati, insieme a due addetti laici, a Gerusalemme dopo la chiusura dello spazio aereo per il timore di una risposta di Teheran agli attacchi di Israele e Stati Uniti. Arrivati lunedì scorso per un viaggio di formazione, sarebbero dovuti rientrare in Italia con un volo previsto domani alle 17.

Due giorni fa il gruppo ha incontrato il patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, portando aiuti economici. Stamane i sacerdoti erano nella Città santa, all'interno del giardino del Getzemani, quando è scattato l'allarme. "Siamo tornati dentro la struttura che in questi giorni ci ospita, una casa del Pellegrino, gestita dai padri maroniti, è un edificio all'interno della Città Vecchia. Non c'è il bunker in questa casa. Ci sono locali al piano terreno, però non è che passiamo il tempo lì, nel caso fosse necessario andremo sotto".