L'Ariston raddoppia e finalmente esce dal torpore delle prime tre serate. Perché il clima sanremese inizia vivaddio ad infiammarsi, come al solito, nella serata dei duetti e delle cover che, ancora una volta, è la più bella, musicalmente interessante e soprattutto molto molto cantabile anche dai non affezionati alla ritualità del Festival. E a cantare, prima di tutti, ci pensa la regina indiscussa di questa edizione (qualcuno dirà anche “finalmente”), ovvero Laura Pausini che si prende subito il proscenio.

Occhialoni neri con diadema, stile women in black, deborda, iniziando il suo meadley addirittura all’esterno dell’Ariston, sul green carpet dove Laura intona le prime note del suo ultimo singolo Ritorno ad amare, sulle quali entra in teatro, raggiunge il palco per proseguire sulle strofe di Immensamente fino al trionfo che evoca un altro dei grandi festeggiati di quest’anno, il neo 80enne Riccardo Cocciante, autore di quell’Io canto divenuto ormai, a tutti gli effetti, un inno del repertorio pausiniano.

Congedata la cantante romagnola più famosa al mondo, può cominciare la gara vera e propria. Un autentico concentrato di tutto e davvero per tutti i gusti. Non prima dell’ingresso del primo co-conduttore che a sorpresa è il comico Alessandro Siani che ha fatto ridere parecchio. A omaggiare la vita e la bellezza, invece, ancora una volta sul palco la meravigliosa Bianca Balti che sa far commuovere con la sua testimonianza di coraggio e vittoria contro la malattia. Elettra Lamborghini apre le danze, nel vero senso della parola, riportando in auge le Las Ketchup di Asereje che dopo un quarto di secolo fanno ancora ballare tutti, anche il direttore d’orchestra Enzo Campagnoli.