È successa la qualunque nella serata inaugurale del Festival di Sanremo numero 76, una specie di percorso a ostacoli (“ostacoli” = le 30 canzoni) che il pilota Carlo Conti ha gestito sfruttando una delle sue proverbiali caratteristiche: la voglia pazza di andare a dormire il prima possibile.

Il ritmo - per tornare a cose di pochi giorni fa - è stato da finale olimpica, la resala scopriremo questa mattina quando usciranno i sacri dati Auditel che decidono se un Festival ha fatto il suo dovere o merita pernacchie (è triste, ma è così da sempre e sempre così sarà). A tal proposito è doveroso riportare l’appello del direttorissimo Carlo Conti: «Avete visto la serenità con cui ho vissuto lo scorso anno, non sono entrato a cinque centimetri da terra orgoglioso dei risultati. Non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se domani i risultati non saranno quelli. Anche perché tutto sommato devo battere me stesso. Avrò la stessa serenità se faremo 5 o 6 punti in meno».

Per cercare di replicare il successo di un anno fa, dicevamo, s’è fatto il minestrone con una prima serata non “democristiana” ma “cristiana e democratica’ («cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede, e democratico perché aperto a tutti», parola dello stesso Conti). Pronti via e si parte con l’omaggio, sentito, al grande Baudo, padrone di casa per tanti anni che ha fatto sentire la sua voce e ha ricevuto il meritatissimo applauso. Quindi Olly, il “balordo” trionfatore dell’anno passato, che passa lo scettro a uno dei trenta cantanti in gara.