C’è un argomento a cui Donald Trump difficilmente resiste: il business. Possibilmente miliardario, e soprattutto profittevole per le compagnie americane. La leadership della Repubblica islamica dell’Iran lo sa bene. Davanti alla determinazione di Trump di bloccare con ogni mezzo il programma nucleare iraniano e quello balistico, e davanti alla più dissuasiva delle azioni — la flotta più imponente mai schierata dagli Stati Uniti negli ultimi decenni al largo delle sue coste — i diplomatici iraniani hanno messo sul tavolo un piatto che non può non ingolosire Trump: una collaborazione economica tra Iran e Stati Uniti, con aperture non meglio precisate nel settore del petrolio, del gas naturale, forse anche delle infrastrutture. Insomma, gli ayatollah vorrebbero replicare il modello Venezuela, evitando una guerra che potrebbe, nel peggior scenario, mettere fine alla Repubblica islamica.
L’Iran può offrire molto. È un Paese esteso, con 90 milioni di abitanti, in larga parte da sviluppare. Un’economia che vale ancora circa 400 miliardi di dollari. L’isolamento internazionale seguito alla rivoluzione islamica del 1979 ha impedito la realizzazione di molti progetti infrastrutturali e ne ha ridimensionati altri.







