Icontatti tra Washington e Teheran ci sono.
Confermati, a vario titolo, da entrambe le parti. Ma al giorno 27 della guerra i messaggi sono e restano contrastanti, lasciando aperto ogni scenario tra gli ultimatum di Trump e lo spettro dell'invasione di Kharg, l'isola petrolifera iraniana strategica nel Golfo.
Donald Trump mostra infatti, ancora una volta, i muscoli e parla di un Iran che sta "implorando di raggiungere un accordo", senza togliere dal tavolo la pistola fumante di un attacco massiccio: "Saremo il loro peggior incubo" e prendere il controllo del greggio degli ayatollah resta "un'opzione". Come dimostra il lavoro del Pentagono e del Comando Centrale dell'esercito Usa in Medio Oriente, impegnati a mettere a punto i piani militari per un 'colpo finale'. I rinforzi dagli Usa sono in arrivo, con migliaia tra marines, forze anfibie e parà, pronti a sferrare un attacco massiccio. Non a caso, per la Cnn, l'Iran si sta preparando, temendo che in cima agli obiettivi del nemico ci sia Kharg, e sta piazzando trappole e mine in tutta la zona. Teheran intanto ribadisce le condizioni poste nel respingere il piano Usa in 15 punti: una su tutte, il controllo dello stretto di Hormuz che "è stata e sarà un diritto naturale e legale dell'Iran". E attraverso il Pakistan ha spedito a Washington la risposta al piano a stelle e strisce. Dietro le quinte quindi il lavoro continua, con Islamabad a fare da messaggero nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Repubblica Islamica per cercare di sbloccare una situazione che rischia lo stallo. Anche a fronte dei continui messaggi contrastanti del tycoon: "Non so se siamo disposti a lavorare a un accordo con l'Iran. Avrebbero dovuto farlo quattro settimane fa", ha detto invitando i negoziatori iraniani a fare "i seri prima che sia troppo tardi". E la sua ira non risparmia, ancora una volta, la Nato: "Non ha fatto nulla, non lo dimenticherò".







