La procura di Napoli sta conducendo accertamenti su due trapianti eseguiti al Monaldi precedentemente al caso di quello del piccolo Domenico Caliendo: uno risale al 2021 e l'altro in epoca precedente. Al momento, secondo quanto si apprende, non si tratta di vere e proprie indagini ma di approfondimenti investigativi disposti dalla VI sezione lavoro e colpe professionali (coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci) legati alla vicenda del bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Monaldi.
Il piccolo Domenico e le frasi choc al momento del trapianto: “Questo cuore non batterà mai”
Le indagini sulla morte di Domenico
Sono tre i «principali fattori» che hanno contribuito a quanto accaduto al piccolo Domenico, deceduto dopo circa due mesi dal trapianto di un cuore danneggiato. È quanto emerge dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al ministero della Salute nella quale è contenuta la documentazione fornita dai vertici dell'Azienda ospedaliera. Si tratta dei fattori "ghiaccio”, “contenitore” e “comunicazione”. Il primo fattore, si legge nella relazione, «riguarda una falla procedurale, in quanto la partenza dal Monaldi con una quantità di ghiaccio non sufficiente si è configurata come un momento critico del processo. Tale condizione ha determinato, in una fase successiva, la necessità di richiedere ulteriore ghiaccio presso la sede dell'espianto, che è stato successivamente versato nel contenitore di trasporto dell'organo, contribuendo alla compromissione delle condizioni di conservazione durante il trasferimento verso il Monaldi di Napoli».











