Due terzi dei pazienti oncologici in trattamento attivo sono a rischio di interazioni farmacologiche.

Queste condizioni, quando gravi, sono la causa del 2% dei ricoveri ospedalieri e possono contribuire al 4% dei decessi nelle persone colpite da tumore.

Questo il tema evidenziato nel convegno nazionale 'Le interazioni farmacologiche nella gestione del rischio clinico: guida ragionata nel percorso decisionale (e all'etica della scelta)', tenutosi oggi alla Statale di Milano.

"Nella cura del cancro, il rischio di interazioni farmacologiche è aumentato dall'uso concomitante di farmaci di supporto come antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi", ha affermato Gianluca Vago, direttore del dipartimento di oncologia ed emato-oncologia (Dipo) della Statale di Milano. "L'elevata prevalenza della politerapia nei pazienti oncologici - ha proseguito - pone una serie di sfide uniche, perché è in grado di compromettere l'efficacia e la sicurezza delle cure anti-cancro, portando a una riduzione dell'effetto terapeutico o a eventi avversi inaspettati. Queste reazioni possono essere gravi e imporre un onere significativo al Servizio Sanitario Nazionale, per l'aumento dei ricoveri ospedalieri, della morbilità e della mortalità".