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Ultimo aggiornamento: 10:16

di Laura Ruzzante

Siamo alla terza notte di prigionia nell’Ariston-Lazzaretto. Il piano di Carlo Conti è chiaro: prenderci per sfinimento. Una quantità di fuffa industriale che farebbe sembrare un dibattito sulla riforma del catasto un concerto dei Led Zeppelin. Si arriva all’una di notte tra una gag di Ubaldo Pantani, un gigante, l’unico vero professionista che alleggerisce questo calvario, e la presenza di Irina Shayk, utile alla causa quanto un condizionatore al Polo Nord. Ma tant’è: la Rai dei patrioti deve pur esibire qualche gioiello di famiglia, anche se preso a noleggio.

L’unico momento in cui abbiamo smesso di guardare l’orologio è stato l’arrivo di Eros Ramazzotti con Alicia Keys. Hanno cantato L’Aurora e poi, su richiesta, un bis di Empire State of Mind voce e piano. Da brividi. Alla faccia dell’autotune, di cui questa edizione è drogata peggio di un ciclista negli anni Novanta. Così si fa musica. Per un attimo abbiamo sperato che apparisse il codice del televoto per votare Alicia, ma purtroppo la democrazia a Sanremo si applica solo ai casi disperati.