Una super-consulenza sull'esplosione che il 14 ottobre, a Castel D'Azzano, profonda provincia veronese, ha ucciso i carabinieri Davide Bernardello, 36 anni, Valerio Daprà e Marco Piffari, entrambi di 56 anni, schiacciati dalle macerie del casolare nel quale vivevano i fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi e dal quale in quell'alba poi diventata di sangue avrebbero dovuto essere sgomberati per una lunga vicenda di debiti.

L'incarico è stato affidato nelle scorse settimane dal procuratore capo di Verona, Raffaele Tito, e dal sostituto procuratore Silvia Facciotti (titolare del fascicolo) ad un esperto di esplosivi.

La richiesta della procura scaligera è tanto semplice quanto dettagliata: capire la capacità esplodente delle bombole aperte e azionate con il fuoco, mettere nero su bianco da dove sia partita la deflagrazione e quanto materiale infiammabile ed esplodente sia stato utilizzato per far saltare una parte del casolare.

Il consulente della procura dovrebbe consegnare la propria relazione entro la primavera e il suo lavoro si andrà a sovrascrivere integrandolo con la relazione dei vigili del fuoco, secondo la quale lo scoppio fu innescato da Maria Luisa Ramponi che aveva lanciato un fiammifero sul pavimento cosparso di carburante in modo da far saltare in aria le otto bombole di gas, oltre alle due bottiglie molotov artigianali messe sul tetto. Entrambe le relazioni saranno poi a disposizione dei magistrati che le utilizzeranno per delineare in maniera netta le accuse ai tre fratelli, iscritti nel registro degli indagati per strage.