Presente Massimo Lopez nel famoso spot Sip riesumato per il Festival di Sanremo? Ecco, ora immaginatevi Carlo Conti: davanti al plotone d'esecuzione, nella sala stampa dell'Ariston, c'è lui. I giornalisti, assatanati, lo torchiano, lo incalzano, non lo fanno rispondere, ribattono colpo su colpo. E i dati sugli ascolti in calo, improvvisamente, passano in secondo piano.
Il conduttore e direttore artistico non si scompone, mai, nemmeno di fronte agli attacchi più pretestuosi o strumentali. Tale accanimento giornalistico (più che legittimo, per carità) non lo si ricordava in altre ere sanremesi, peraltro coincidenti con altre ere politiche. E gli stessi temi contestati assomigliano tanto a un'agenda politica ben chiara. Viene dunque un dubbio: non è che Conti sia nel mirino perché giudicato un "esponente della Rai meloniana"? Anzi, un big di TeleMeloni? D'altronde, gli avevano pure chiesto conto della presenza della premier all'Ariston e lui, quasi prendendo le distanze, aveva risposto che sì, Giorgia Meloni sarebbe potuta venire ma solo se avesse comprato il biglietto.
L'anno prossimo lui a Sanremo non ci sarà. Lo ha già detto. Eppure Giuseppe Candela di Dagospia gli chiede conto, giovedì mattina, della presunta "mancanza di rispetto" del dirigente Mazzi che mercoledì aveva ventilato l'ipotesi di uno Stefano De Martino alla guida del Festival ne 2027. "Il pressing di Fratelli d'Italia continua", scandisce Candela. Conte non fa una piega e chiarisce di aver confermato da tempi non sospetti che questa sarebbe stata la sua ultima edizione. Nessuna mancanza di rispetto, nessuno "sgambetto". Tuttavia, è un fuoco di fila.











