La Commissione Ue non darà seguito all'iniziativa dei cittadini "My Voice, My Choice" che ha raccolto oltre 1,1 milioni di firme sull'accesso all'aborto sicuro.

Dopo aver analizzato l'iniziativa e tenuto conto delle limitazioni alla competenza dell'Ue in materia di salute pubblica, la Commissione sottolinea che gli Stati membri possono già utilizzare i fondi esistenti per migliorare la parità di accesso a servizi d'interruzione di gravidanza sicuri. Poiché il sostegno Ue può già essere fornito in tempi relativamente rapidi dagli Stati membri che lo desiderano, l'esecutivo Ue non ritiene necessario un nuovo strumento giuridico.

Nella comunicazione adottata oggi, la Commissione ha chiarito che che gli Stati membri hanno la possibilità di utilizzare i finanziamenti del Fondo sociale europeo plus (Fse+) per sostenere l'accesso ai servizi di aborto per le donne incinte. Gli Stati membri che scelgono di utilizzare il Fse+ potrebbero dover prima modificare i propri programmi nazionali o regionali del Fse+ per includere questo tipo di azione nelle loro priorità.

La risposta cita i dati preoccupanti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), secondo cui in Europa si verificano ogni anno circa 483.000 aborti non sicuri. Tali procedure, ha sottolineato la Commissione, rappresentano una questione di salute pubblica, in quanto può causare varie forme di danno fisico e grave stress mentale, mettendo quindi a rischio la vita delle donne. L'iniziativa, presentata ufficialmente il 1° settembre 2025, è la dodicesima a ricevere una risposta formale dal 2012 e puntava a un meccanismo di solidarietà finanziaria per chi non ha accesso a un aborto sicuro nel proprio Paese. In particolare, si invitava la Commissione a fornire sostegno finanziario agli Stati membri in grado di praticare l'interruzione di gravidanza in sicurezza, nel rispetto della propria legislazione nazionale, per chiunque in Europa non abbia ancora accesso all'aborto sicuro e legale.