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Ultimo aggiornamento: 19:49

Non sarà creato un nuovo fondo per garantire l’accesso all’aborto in tutta l’Unione europea, ma gli Stati potranno attingere da quelli già esistenti. In particolare, potranno far riferimento al Fondo Sociale Europeo per “migliorare la parità di accesso ai servizi sanitari, compresi i servizi per l’interruzione di gravidanza”. È questa la risposta della commissione Ue alla petizione di My Voice My Choice che ha raccolto oltre un milione di firme per chiedere un meccanismo che tutelasse la possibilità di abortire per tutte le donne. Non un recepimento totale della richiesta dei cittadini, ma una prima apertura, arrivata grazie a una mobilitazione dal basso senza precedenti di attiviste e attivisti: “Il Parlamento europeo ci ha dato il massimo supporto possibile”, ha commentato la coordinatrice Nika Kovac ricordando il voto di dicembre scorso. “La commissione europea lo ha rispettato. Siamo però delusi dal fatto che non abbiano stanziato fondi aggiuntivi. Va bene, ma questo ci rattrista”.

E se ora molto dipenderà anche dalle reazioni dei singoli governi, c’è chi ha già iniziato a farsi sentire: i primi ministri di Spagna, Slovenia, Svezia, Danimarca ed Estonia hanno esortato la presidente Ursula von der Leyen, a dare seguito concreto all’iniziativa e mostrare come potrebbe essere implementata nella pratica. Realizzare le intenzioni sarà la prossima sfida “Oggi”, ha chiuso Kovac, “festeggeremo, domani inizieremo a lavorare di più perché ciò che abbiamo capito dall’incontro è che l’istituzione stessa non si prenderà cura della situazione e che il movimento è necessario”. Non solo, il comitato a ilfattoquotidiano.it, ha spiegato che si tratta comunque di “una risposta storica” perché “è la prima volta che si consente ai Paesi di utilizzare fondi Ue per gli aborti a favore di persone che non possono accedervi. Abbiamo sempre sostenuto un meccanismo di adesione volontaria, in cui i Paesi potessero scegliere liberamente di partecipare. Siamo molto fiduciosi che diversi di loro utilizzeranno questi fondi per aiutare le donne. Abbiamo undici governi che ci sostengono e contiamo su di loro”.